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ABITARE

La gestione sociale dell'abitare

Vivere in autonomia nel proprio alloggio è l'aspirazione principale della quasi totalità delle persone anziane. Un desiderio che rimane intatto anche quando si rimane soli, cosa che oggi succede al 27% degli ultrasessantacinquenni. Queste persone, però, anche in ragione dell'affievolirsi delle relazioni familiari, rischiano di vivere in solitudine gran parte del loro tempo, esposte, tra l'altro, a non pochi pericoli anche all'interno delle mura domestiche. Ci sono nelle nostre città interi quartieri che sono popolati nella gran parte da persone anziane, la cui massima aspirazione, quanto al sistema dei servizi di aiuto, è di avere una farmacia sotto casa. Sono realtà dove il sistema di relazioni sociali si va progressivamente riducendo dando luogo ad un degrado ambientale ed urbano che è l'esatto contrario dei valori fondativi dell'idea di città. La condizione dell'abitare non si deve considerare conclusa nella dimensione del focolare domestico. E' necessario, allora, avviare processi di ricomposizione sociale a partire dalle microrealtà urbane (il singolo edificio, il complesso residenziale, il quartiere) per aiutare le persone anziane a trovare nuove forme di socializzazione , ad iniziare dall'azione per il riconoscimento dei bisogni comuni e la partecipazione alla ricerca della loro soluzione, anche giocando un proprio ruolo nella risposta ad esigenze condivise.
Esperienze in questa direzione sono già state avviate, con successo, in alcune realtà associative dell'Auser. Occorre dare ad esse una sistematicità e una finalizzazione.
Si tratta di coniugare le finalità di questo lavoro che già svolgiamo con l'azione per facilitare e incentivare la permanenza dell'anziano in un domicilio autonomo, evitando che la casa diventi una "segregazione più comoda", valorizzando piuttosto il sistema di relazioni della persona anziana, la sua capacità di vivere il territorio, di partecipare, di sentirsi inclusa e parte di una comunità.
Qualcosa con una intenzionale finalizzazione a questi obbiettivi l'abbiamo già realizzata. In particolare ricordiamo: l'esperienza del Condominio solidale di Imola, dove la nostra associazione è impegnata, unitamente ad una cooperativa sociale e al Comune, allo svolgimento di un programma di aiuti e di promozione sociale a partire da un complesso abitativo; le iniziative di rivitalizzazione di grandi complessi abitativi come il quartiere Rozzol-Melara di Trieste e il quartiere Lucerna-Vallette di Torino. Si inserisce in questa linea di lavoro anche quanto viene fatto dalla rete dei Fili d'Argento per rompere le situazioni di isolamento domestico in cui finiscono per vivere tanti anziani nella solitudine del loro alloggio e per rinnovare rapporti di solidarietà e di buon vicinato. Un'ulteriore opportunità nello svolgimento di questo lavoro è offerta dal recente Bando del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per la realizzazione di un programma sperimentale di edilizia per la costruzione di alloggi per anziani.
Il Disciplinare Tecnico a cui dovranno attenersi gli operatori che si candideranno a realizzare le Unità Residenziali prevede che "gli interventi costruttivi devono essere coordinati con azioni di sostegno basate sull'offerta di servizi di supporto domestico che possano aiutare l'anziano nelle attività quotidiane, consentendone una gestione autonoma" , promuovendo per la loro gestione "l'intervento del volontariato, di associazioni no-profit e dei privati per garantire modalità adeguate di aiuto". Ciò, ovviamente, in un quadro di razionalizzazione dei servizi che definisca un piano di gestione che precisi "quali servizi prevedano la gestione diretta da parte degli Enti pubblici o l'autogestione degli utenti (eventualmente organizzati in apposita associazione che abbia, comunque, una riconoscibilità) e quali, invece, possano essere concessi in appalto ad operatori privati con l'obbligo di praticare tariffe convenzionate che tengano conto della finalità sociale".