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I nonni
(Fonte Istat e Cnr 2003 e 2005)

L'Italia non può fare a meno dei nonni. Una categoria che conta 11 milioni di aderenti. Circa uno su tre si occupa dei nipoti in tenera età quando i genitori lavorano e lo fanno più frequentemente se il loro livello di istruzione è basso; i nonni colti se ne occupano invece occasionalmente o in caso di emergenza. Degli 11 milioni di nonni, 7 milioni ha più di 65 anni. In generale, il 70,8% degli anziani sarebbe in possesso della qualifica di nonno ed in media ha circa 4 nipoti; prevalente la presenza femminile (71,3%) e nelle regioni del Centro e del Sud (rispettivamente 75% e 72,5%).
Appena il 10% di nonni e nipoti vivono insieme (la percentuale sale al 18,6% se si tratta di nonne). Nonostante questo, i rapporti fra le due generazioni sono frequenti: ogni settimana si vedono qualche volta (il 71,1% per nonni ultraquarantenni) e qualche volta si sentono al telefono (52,7%). Nella maggioranza dei casi, inoltre, nonni e nipoti vivono relativamente vicini e nel caso degli ultrasessantacinquenni 1 su 6 condivide con uno o più nipoti lo stesso caseggiato e 1 su 4 risiede entro un chilometro.
Rispetto alla cura dei nipoti, le nonne primeggiano. I dati, in generale, segnalano che il 58% dei nonni (poco più di 6 milioni) ha almeno un nipote con meno di 14 anni; una percentuale che scende al 20,1% per chi ha più di 65 anni. La maggioranza dei nonni con nipoti under 14 contribuisce alla loro cura almeno in qualche occasione. Il 29,8% dei nonni si occupa dei nipoti mentre è al lavoro anche se sono quelli meno istruiti che svolgono più spesso tale funzione.
La relazione sostiene che «l'affermazione secondo cui "i nonni se non ci fossero dovrebbero inventarli", sembra trovare nei dati statistici valide argomentazioni a supporto. È la dimostrazione, ancora una volta della potenzialità e dell'utilità di una risorsa capace di svolgere una funzione alla quale famiglia e società non possono rinunciare».
L'età della pensione non è sempre uno spauracchio: il 63% degli anziani con età 60-64 anni, già a riposo, non ha alcuna intenzione di tornare a lavorare tant'è vero che il 40,3% sostiene di vivere meglio ora che prima ed il 31% degli anziani ancora occupati è convinto che non rimpiangerà nulla dell'attività lavorativa. Questa tendenza fra gli over 60 emerge dalla relazione biennale del ministero del welfare sulla condizione degli anziani, presentata in Parlamento, che riferisce un'indagine dell'Istituto di ricerche sulla popolazione del Cnr.
Nonostante gli anziani desiderino essere liberati dal lavoro solo uno su tre (36%) si dedica poi ad attività di vario tipo: il 19% allo sport, l'11% al volontariato, il 6% ritorna a scuola o all'università. Prevale insomma la necessità di riposo, che è poi di fatto di tipo «passivo». L'atteggiamento dipende molto dal titolo di studio della persona; ad esempio, i corsi di vario tipo sono frequentati da chi ha un titolo di studio medio alto mentre l'attività di volontariato è molto frequente in chi è meno istruito. Più attive le donne rispetto agli uomini. Ma il 50 per cento rimpiange la gioia di vivere.
Un altro dato, sempre nazionale, ci dice che il 55 per cento delle donne che lavorano affidano i figli ai propri genitori o ai suoceri. Ciò significa che nella prima infanzia i nonni sono di gran lunga la prima «istituzione»: l’asilo nido accoglie soltanto il 22,4 per cento dei bimbi. Il «successo» dei nonni, secondo l’indagine Istat, è legato soltanto marginalmente a ragioni «opportunistiche»: le mamme affidano i figli ai nonni in primo luogo per la fiducia (50%). La comodità (22%) viene molto dopo, così come la convenienza economica (8,4%) o la mancanza di alternative (7,9%).
Circa il 70% dei nonni contribuisce al budget della famiglia dei figli: regali, elargizioni, prestiti vari.