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Relazione Assemblea 2004

INTRODUZIONE
WELFARE E ASSOCIAZIONISMO
LE RISORSE
IL RAPPORTO PUBBLICO/PRIVATO SOCIALE
LA NOSTRA ATTIVITA'
IL FILO D'ARGENTO
I CENTRI PER LA SOCIALIZZAZIONE

IL TURISMO
L'EDUCAZIONE PERMANENTE
LE ATTIVITA' DI SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE
LA CURA ORGANIZZATIVA
LA FORMAZIONE
CONCLUSIONI

INTRODUZIONE

Il rapporto del 2003 dell'UNDP, l'agenzia dell'Onu per lo sviluppo umano, colloca l'Italia al 21° posto nel mondo, nel 2002 eravamo al 20° nel 2000 al 19°.
Rispetto all'indice di povertà restiamo fermi all'11° posto, non c'è nessun passo avanti. Per l'Istat sono 2 milioni 546 mila le persone che nel 2002 vivono in condizioni di povertà relativa pari all'11% delle famiglie residenti. La povertà assoluta riguarda 926mila famiglie, il 4,2% delle famiglie italiane."

Sempre nel rapporto dell'UNDP, anche rispetto all'indice che misura lo sviluppo umano di genere, l'Italia fa un passo indietro passando dal 20° al 21° posto e, forse ancor più grave come tendenza, passa dal 31° al 32° posto per quello che è l'indice di empowerment di genere, che prende in considerazione la partecipazione delle donne alla vita politica, a quella economica e imprenditoriale, alla distribuzione della ricchezza complessiva. Penso si possa affermare senza timori, ma con profonda preoccupazione, che l'Italia sta attraversando un periodo di forte involuzione sotto molti punti di vista.
Le scelte politiche di questo governo, che pare collocarsi peculiarmente a metà tra improvvisazione e imposizione di affrettati modelli competitivi, in realtà stanno rompendo tutti gli equilibri sociali e cancellando i diritti conquistati dalle generazioni precedenti, un patrimonio di norme e statuti cresciuto democraticamente e con il contributo di tutto il Paese. Sono note a tutti le condizioni di disgregazione in cui sono stati sospinti comparti cruciali come la scuola e la sanità. Lo stesso settore industriale, come è stato persino sottolineato da Confindustria, chiede un "governo che governi". Il nostro Paese viene, ormai spesso, anche chiamato in causa dall'unione Europea e minacciato di sanzioni. Il Governo occupa l'informazione ma non ritiene di dover dire al Paese cosa intenda concretamente fare per rilanciare lo sviluppo, per sostenere efficacemente la domanda, per l'equità sociale E' sotto gli occhi di tutti la profonda crisi industriale che sta travolgendo interi settori (Cirio, Parmalat, Alitalia, il comparto tessile ecc.) con le profonde implicazioni sul livello di benessere e sulle possibilità di inserimento sociale di intere generazioni che vedono il loro futuro sempre più caratterizzato dall'insicurezza.
Privatizzazione, precarizzazione, repressione sono le caratteristiche distintive delle politiche economiche e sociali del Governo. Dalla legge 30 sulla riforma del mercato del lavoro, alla legge sull'immigrazione, alla riforma della scuola.
Dobbiamo contrastare il declino del Paese e l'arroganza di una destra che vuol far passare come di tutti l'interesse di pochi, la sinistra deve avere come orizzonte largo le persone, la qualità delle loro vite e delle loro relazioni. Su tutto ciò, al di là delle note di colore, c'è solo silenzio, un silenzio che sgomenta chi ha a cuore l'interesse del Paese e della sua gente. Va dunque ribadito ciò che sta diventando molto più di un convincimento di parte: lo strapotere nei mezzi di informazione ci sta facendo assistere ad una straordinaria opera pirandelliana dove il falso diventa vero, la realtà si declina come un ”così è se vi pare”, viene travisata e manipolata, appare e scompare, a seconda delle convenienze. La lesione, sempre più profonda, del diritto ad una informazione libera e plurale è un vulnus gravissimo della democrazia.

WELFARE E ASSOCIAZIONISMO

I servizi che garantiscono la esigibilità del diritto sono basilari nel “contratto sociale” tra governo e cittadini, essi garantiscono e promuovono l'equità e l'universalità dell'accesso ai servizi necessari per la dignità e lo sviluppo della persona umana. Le politiche di welfare non potranno mai coincidere con lo spazio del mercato, se non a costo di una durissima selezione sociale nell'accesso ai servizi e il mercato non potrà mai rispondere alla crescente esigenza relazionale, ormai anche i liberisti cominciano a rivedere le posizioni estreme che sostenevano la capacità autoregolativa del mercato. Immagino gli effetti che ci sarebbero nel welfare. Assistiamo qui agli effetti deprecabili di un accentuato economicismo nell'approccio alle politiche di welfare per la loro inadeguatezza a rispondere anche a stabili obiettivi di crescita economica. Non importa, prioritariamente, quanto guadagna o risparmia l'azienda ospedaliera, che non è lì per guadagnare o fare debiti, ma per curare efficacemente le persone e poi, anche per andare in pari, ma non è lì come mezzo di produzione, per il profitto.

Il volontariato e l'associazionismo più in generale si collocano al centro di questi processi, in particolare, come sostiene Ardigò "nel vivo delle grandi manovre attorno alla ristrutturazione privato-pubblico di ciò che è stato il modello recente di welfare state italiano prevalentemente universalistico e ad approccio territoriale integrato, quale disegnato nella legislazione italiana della seconda metà degli anni settanta. Il volontariato è ora preso in mezzo tra il pesante stato dell'indebitamento pubblico e le emergenti tendenze di privatizzazione commerciale di numerose attività assistenziali e sanitarie, già di gestione diretta del welfare state."
La nostra esperienza quotidiana lo conferma ed esige scelte chiare. Uno stato sociale solidale ed universalistico è l'irrinunciabile presupposto di una società moderna, inclusiva, equa e solidale. Questo non significa attestarsi su una sterile difesa di schemi superati, bensì fissare i principi in base ai quali operare per una efficace riorganizzazione dello stato sociale che faccia perno sulla centralità della persona e dei suoi diritti. Che riesca ad esaltare e valorizzare le capacità dei singoli di apportare autonome competenze, idonee al soddisfacimento dei propri bisogni, nel modo più efficace e rispondente alle condizioni soggettive e/o familiari e di relazione. E' a partire da queste premesse valoriali che i sistemi locali di welfare possono mantenere livelli adeguati di funzionalità e di rispondenza ai bisogni reali. In questi ambiti, i soggetti che come noi operano nel volontariato e nella promozione sociale possono e devono tenacemente esercitare un ruolo di presidio e di sollecitazione. Ci sono evidentemente problemi che devono però essere affrontati con un respiro assai più ampio e che chiamano in causa opzioni complessive. Ad esempio il tema dei temi: il finanziamento dello stato sociale.

LE RISORSE

La questione delle politiche fiscali diventa assolutamente dirimente. Nessuno di noi può ignorare il nesso inscindibile fra universalità dello stato sociale e politiche fiscali. Rompere l'assunto costitutivo del nostro sistema fiscale in base al quale si contribuisce in base alla propria capacità di reddito e si usufruisce (o si dovrebbe usufruire) dei servizi in base alle proprie esigenze, significa compromettere irrimediabilmente la possibilità di un welfare effettivamente universalistico e solidale. Non si può sottovalutare il contenuto socialmente distruttivo della riforma fiscale proposta dal governo che contemporaneamente sottrae ingentissime risorse alla disponibilità dei servizi e redistribuisce alle categorie economicamente più agiate la grandissima parte dei benefici fiscali.
Occorrono proposte che vadano nella direzione opposta, che rinsaldino il nesso cui si è fatto riferimento. Nesso che peraltro non sfugge ai cittadini, se risponde al vero la tendenza da più parti registrata con ricerche e sondaggi che registrano una richiesta di più "pubblico" nei servizi.
Non meno rilevante è la tendenza a incentivare attraverso misure di defiscalizzazione l'ingresso di risorse private nel finanziamento dei servizi, un riferimento specifico riguarda tutta la riflessione in atto sulla responsabilità sociale dell'impresa, rispetto alla quale non mancano abbondanti dosi di ambiguità (usiamo questa espressione per evitare di essere tacciati di atteggiamenti pregiudiziali) relativamente alla possibilità di effettivo inserimento di questi servizi nella programmazione territoriale, nonché sui criteri che possano attribuire ad una impresa l'etichetta di "socialmente responsabile": la qualità del lavoro, i suoi diritti, le condizioni di lavoro, l'impatto ambientale ecc..

IL RAPPORTO PUBBLICO/PRIVATO SOCIALE

La realtà con la quale ci confrontiamo quotidianamente ci offre già uno spaccato degli esiti di questa dissennata politica.
La riduzione delle risorse a disposizione dei Comuni, combinata alla restrizione delle possibilità di autofinanziamento, rischia di creare condizioni in cui si supera il corretto rapporto tra associazionismo e istituzioni privilegiando l'urgenza di dare comunque una risposta ai bisogni dei cittadini. Anche specificamente per il volontariato questa tendenza va rapidamente aumentando: si affacciano nel contempo preoccupanti sintomi di una possibile involuzione dei rapporti, orientati allo snaturamento della funzione del volontariato.
Non è infrequente che gli enti locali affidino al volontariato l'erogazione di servizi, magari con utilizzo di buoni servizi e vouchers (peraltro possibilità prevista anche dal Governo nella proposta di modifica della 266 ) come se nel settore del volontariato vi fossero attori omologabili, ad una qualsiasi altra impresa. Sappiamo che lo sviluppo del volontariato è avvenuto anche a fronte della cosiddetta emergenza relazionale, l'emergenza delle nuove solitudini, che riguarda soprattutto e drammaticamente gli anziani, ma non ne sono esenti le altre fasce di popolazione. Su questo vasto spettro di problemi, è forte la tendenza a fornire risposte attraverso l'offerta di servizi tradizionali erogati da soggetti diversi, tra cui associazioni di volontariato.
E' difficile affermare l'idea che la solitudine delle persone, e le esclusioni e limitazioni che ne conseguono, non possono essere efficacemente affrontate senza creare le condizioni di una diffusa capacità di socializzazione e di relazionalità.
Lo sviluppo dell'associazionismo e del volontariato può rappresentare una spinta positiva per una nuova governance che implichi una conversione culturale, l'adozione di modelli diversi nella progettazione, nell'organizzazione e nella erogazione dei servizi. Riconoscere la centralità dei soggetti sociali intesi come protagonisti, animatori delle comunità locali, attori di progetti di solidarietà e di pubblica utilità e non considerarli semplicemente esecutori terminali di attività delegate, è il modo corretto di dare attuazione al principio di sussidiarietà assunto dal nuovo articolo 118 della costituzione che riconosce ai servizi, non solo un profilo istituzionale, ma anche e soprattutto comunitario. In questo senso l'impegno diretto dei cittadini, anche attraverso il volontariato, il loro sentirsi responsabili è una potente opportunità di rinsaldamento del legame civico, oggi oscurato dalla dilagante cultura dell'individualismo. Per rispondere a queste esigenze, è necessaria, tuttavia, anche una nuova cultura amministrativa in grado di assumere effettivamente l'idea della partecipazione dei cittadini come risorsa irrinunciabile che investa in democrazia.
L'associazionismo deve avere coscienza diffusa, a livello di ogni singolo associato, del nesso esistente tra il senso di sè, i valori e le idealità associative e la riorganizzazione politica e culturale della società.
E' all'incrocio di questa riflessione che si situa la polemica, esiziale se assecondata, tra volontariato organizzato così denominato per catalogarlo come economicistico ed istituzionalizzato, omologato alle istituzioni e ai partiti nella loro supposta incapacità di rispondere al desiderio/diritto di partecipazione delle persone e un associazionismo spontaneo, costituito da micro gruppi, che agisce su base esclusivamente locale, fuori da reti strutturate, senza rapporti con le istituzioni e in quanto tale ritenuto capace di rispondere alla domanda di coinvolgimento civile, sussidiario, di partecipazione, risposta dei cittadini al disincanto verso la politica e le istituzioni.
E' evidente che questa strumentale polemica ha l'unico scopo di svuotare le possibilità dell'associazionismo di essere alimento vitale di democrazia partecipata, di chiuderlo nell'angusto recinto del gesto caritatevole/filantropico o, al meglio, di buon vicinato.
Accanto alla indelegabile funzione di garanzia verso i cittadini delle istituzioni pubbliche, deve essere rafforzata anche la capacità di intervento di progettazione e di verifica dei percorsi attuativi a partire da stringenti norme sull'accreditamento. Accreditamento, che non deve basarsi su requisiti essenzialmente burocratici, ma avere anche caratteristiche sociali.

LA NOSTRA ATTIVITA'

La nostra attività, ispirata alla carta dei valori approvata all'Assemblea congressuale di Bellaria, si muove coerentemente a questa impostazione.
La scelta di dare una forma più strutturata al nostro agire, senza per questo annullare le differenze e le specificità, anzi valorizzandole all'interno del quadro di riferimento comune, gli assegna automaticamente una dimensione più politica, cioè più capace di fare di Auser risorsAnziani un effettivo volano di innovazione sociale e di cittadinanza.
Siamo un'organizzazione vitale, capace di rinnovarsi, di riflettere su sè stessa per darsi nuovi obiettivi di crescita in qualità e quantità. I nostri progetti non si annoverano tra le cose solo formalmente condivise, ma al contrario diventano scelte concrete del nostro fare quotidiano.

IL FILO D'ARGENTO

La rivendicazione del volontariato come realizzazione di sé, che si determina nella rottura dell'isolamento e nella solidarietà con gli altri, è stato il nucleo centrale di riferimento per il rilancio e la qualificazione del nostro Filo d'Argento. I risultati, importanti, sono sotto gli occhi di tutti, anche se non mancano (e come potrebbero!!!) difficoltà.
In molte realtà regionali e locali operiamo in convenzione con gli Enti Locali, in altre, ancor più avanzate, il nostro servizio è direttamente inserito nella programmazione dei piani di zona, in alcune lo facciamo a nostro totale carico. Il Filo d'Argento ci sta aiutando a costruire anche relazioni progettuali con altre realtà associative. Ovunque e in ogni caso, è un'attività riconosciuta e apprezzata dai cittadini.
Il generale riconoscimento non ci impedisce però di valutare la diversa efficacia delle nostre azioni, laddove queste possono integrarsi nel sistema generale dei servizi e non rimangono azione isolata. A maggior ragione, però, a fronte dei devastanti tagli alla spesa sociale operati dal Governo, è necessario rivendicare la funzione di integrazione delle nostre attività per evitare i rischi di sovrapposizione e quindi colpevole spreco, o di distorsione dei ruoli di ciascuno e scivolare su una inaccettabile deriva sostitutiva.
L'opportunità di avvalersi delle straordinarie potenzialità del mondo associativo in termini di competenze specifiche, di esperienze, di solidità motivazionale, di comportamenti solidaristici, deve servire ad ampliare la gamma delle risposte fornite, mirando a soddisfare anche necessità immateriali e non a coprire i vuoti determinati dalla volontà di ridurre le politiche di welfare ad assoluta marginalità, come ipocrita intervento di ultima istanza per i più diseredati. La rete del Filo d'Argento si va progressivamente ampliando. Comincia ad estendersi anche la consapevolezza della necessità di documentare sistematicamente le caratteristiche significative della domanda di prestazioni che ci viene rivolta, per contribuire a colmare i deficit informativi sui reali bisogni degli anziani che tanto condizionano le attuali politiche sociali. L'espansione di questa attività ha come obiettivo l'attivazione di un “Osservatorio sui bisogni e i diritti negati degli anziani” che potrebbe dar luogo alla pubblicazione periodica di un rapporto, che ci consentirebbe di dare un contributo importante, non solo al miglioramento della qualità sociale della comunità, ma anche ai processi concertativi che debbono essere alla base della progettualità sociale necessaria alla riorganizzazione del welfare locale, consentendo un forte ancoraggio alle specificità territoriali.

Naturalmente, ci sono anche alcune ombre.
In primo luogo il freno all'espansione del servizio legato alla scarsa disponibilità di risorse e difficoltà tecniche che ci derivano dalla Wind. Su questo aspetto stiamo già valutando proposte diverse. Sul primo punto c'è anche un nostro ritardo culturale, nonché alcune contraddizioni. Inoltre, la raccolta fondi per il Filo d'Argento pur essendo una “giornata di impegno” acquisita, non è condivisa convintamene da troppa parte dell'Organizzazione. Ne traiamo un grande e importante risultato in termini di visibilità, ma risultati economici assolutamente esigui.
Si deve insistere, non per testardaggine ottusa ma perché l'obiettivo dell'autonomia economica è fondamentale anche ai fini dell'esercizio libero, diffuso, democratico delle nostre attività.
Nella giornata di raccolta fondi noi non vendiamo “pasta”. Chiediamo un sostegno alla nostra attività e in cambio offriamo un prodotto simbolico che quest'anno si arricchirà di un nuovo attualissimo contenuto: “la legalità”. La pasta che offriremo ai cittadini è prodotta con il grano coltivato da cooperative che lavorano sui terreni confiscati alla mafia e fanno parte della rete di Libera. Mi sembra eccessiva e fuorviante l'attenzione sulle qualità organolettiche del prodotto. Non inutili, eccessive, e molto scarsa invece, l'attenzione alla sostanza e al valore delle attività che svolgiamo e alla necessità di estenderle per rispondere a bisogni importanti delle persone. La giornata nazionale non esaurisce questa attività. Stiamo lavorando, come nazionale ad un progetto di mailing di cui vorremmo avviare presto la sperimentazione, proprio al fine di arricchire le nostre esperienze in questo settore.

I CENTRI PER LA SOCIALIZZAZIONE

Per uscire da quella che sembra essere diventata una vera e propria crisi di stagnazione della nostra civiltà, è necessario un recupero di qualità sociale che non è solo crescita di servizi, ma anche e principalmente arricchimento di relazioni, di solidarietà, di responsabilità reciproca e collettiva, per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, per consentirgli l'effettiva affermazione di diritti che generano cittadini consapevoli, attivi, responsabili, piuttosto che obbedienti consumatori passivi. Per esercitare la cittadinanza non è sufficiente essere riconosciuti come portatori di domanda, ma anche agire come portatori di competenze, di intelligenze, di esperienze, di capacità di scelta e di elaborazione dei bisogni. Essa necessita di laboratori che l'alimentino e ne siano alimentati.
Da qui nasce il progetto di allargamento e qualificazione del nostro insediamento territoriale.

Questo obiettivo muove su due gambe:

•  il progetto finanziato dai fondi della promozione sociale “La cassetta degli attrezzi”, che interessa solo un numero limitato di realtà, ma i cui contenuti e materiali possono essere utilizzati su scala più generale;

•  il “progetto Sud” che mira a rinsaldare il nostro insediamento nelle regioni meridionali, proprio a partire dalla diffusione dei circoli. Per questo motivo il progetto prevede la formazione di specifiche figure su cui investire. Anche le caratteristiche di questo progetto, che sarà sostenuto a partire dalle regioni Puglia e Campania, nei contenuti può e dovrebbe quindi riguardare l'intero territorio nazionale.

Riteniamo che una capillare presenza di circoli sia importante ai fini di un significativo avanzamento organizzativo ma anche per rispondere positivamente alla domanda crescente di partecipazione e inclusione delle persone, soprattutto, ma non solo, anziane. Il circolo può essere una risposta efficace alla solitudine, luogo di organizzazione e progettazione di attività, è il luogo in cui le plurali esperienze della nostra associazione possono intrecciarsi, dalla cultura alla solidarietà, alla ricreazione. Il circolo è il luogo dello scambio, del confronto, della partecipazione democratica, deve essere uno dei tanti punti necessari alla ritessitura di relazioni sociali, per il contrasto al crescente senso di precarietà che attanaglia tanti cittadini. Nel circolo ci si diverte, si discute, si programmano le attività, si incontrano e si confrontano generazioni, è un “luogo” del quartiere, è uno spazio integrato di socializzazione consapevole.

IL TURISMO

Coerentemente con un concetto di welfare non residuale, ma imperniato su politiche attive di prevenzione e di inclusione sociale, stiamo elaborando una proposta per l'ampliamento e la strutturazione delle attività turistiche di Auser per i propri soci. Esse rientrano nel novero di servizi di prevenzione della solitudine e della marginalità che ne consegue, opportunità di annodamento di relazioni, si collega a progetti, abbastanza diffusi nell'associazione, di valorizzazione del patrimonio artistico e naturale. Noi, ovviamente, pensiamo ad attività turistiche che contribuiscano a creare condizioni di ospitalità nella comunità, che valorizzi la titolarità sociale del patrimonio storico, arricchendo continuamente anche le forme di fruizione, le modalità di comunicazione, in cui la comunità e, quindi anche i soggetti associativi, si pongano come intermediatori culturali per creare anche occasione di interscambio di culture. L'obiettivo che ci poniamo è una funzione di servizio alle attività che esistono. Non vogliamo centralizzare nè omologare le attività, vorremmo riuscire a realizzare sinergie, valorizzazione di quanto già si realizza, facilitazioni all'ampliamento dell'attività, arricchire le possibilità che offriamo, fornire consulenze, convenzioni più convenienti perché rivolte ad una base più larga, tutto questo a partire dai vostri suggerimenti, dalla vostra esperienza, dalle vostre esigenze.

L'EDUCAZIONE PERMANENTE

Per organismi internazionali come le Nazioni Unite o la Banca Mondiale, la più grande sfida di oggi è combattere l'analfabetismo.
Tutti concordano sul fatto che le persone che non hanno accesso all'istruzione saranno sempre più emarginate dalla società, dal mondo del lavoro.
Alla fine del XX secolo erano un miliardo e mezzo gli analfabeti, costituiti per due terzi da donne. Inoltre il vertiginoso sviluppo tecnologico sta allontanando sempre di più, intere fasce di popolazione dall'accesso al sapere e alle informazioni.
I dati attuali confermano che la diffusione di internet tra i sessi ricalca il modello di alfabetizzazione: le donne rappresentano solo il 17% degli utenti della rete, così come si ripropongono gli squilibri tra il Nord e il Sud del mondo: mentre negli Usa ci sono più computers che in tutto il resto del mondo, l'Asia meridionale ha l'1% dei PC a fronte del 23% della popolazione mondiale.
Mentre negli Usa, mediamente si può comprare un Pc con lo stipendio di un mese, in Bangladesh occorre lavorare per otto anni. Con questi dati non vogliamo assolutamente attribuire una valenza prevalentemente tecnicistica al sapere, anzi al contrario, vogliamo affermare il valore irrinunciabile dell'esperienza, dell'incontro, del confronto, della memoria, insomma del primato della persona, ma anche della necessità che la tecnologia sia al servizio delle persone, di tutte le persone.
E' il tema centrale della nostra assemblea. Non a caso essa è inserita nel contenitore di questa importante iniziativa "La città che apprende".
In questi giorni stiamo presentando agli altri, ma anche a noi stessi, le nostre tante e diverse esperienze, per contenuti, modalità, contesti, di educazione permanente. Non è una semplice dimostrazione di quel che facciamo, ma un'occasione per riflettere e rielaborare le nostre esperienze insieme ai tanti esperti, nei vari settori, che hanno accettato di dare un contributo a questo percorso.
E' un punto di arrivo e valutazione del progetto che abbiamo approvato lo scorso anno e una ripartenza, ricchi della esperienza e delle riflessioni di questi giorni.
Noi consideriamo l'educazione permanente una esigenza primaria della società, soprattutto di una società soggetta a grandi trasformazioni demografiche, tecnologiche, culturali e che pone agli individui e ai gruppi sociali domande continue di aggiornamento, pena l'esclusione sociale con tutte le implicazioni negative in termini di qualità della vita e fruizione di diritti che questo comporta. Le attività di educazione permanente sono un veicolo di scambio culturale e di socializzazione, di rafforzamento o di recupero della coscienza di sé e di attenzione e riconoscimento dell'altro, di comprensione e accettazione della diversità in quanto cosa non conosciuta. Sono stimolo e possibilità di impiego del capitale culturale di ciascuno, e in questo senso, arricchimento della società nel suo complesso.
Non dobbiamo mai stancarci di denunciare i terribili danni sociali della riforma della scuola del Ministro Moratti che nega alla scuola la sua funzione precipua di opportunità di avanzamento sociale, trasformandola invece in uno strumento di cristallizzazione delle classi sociali, la riduce a “funzione” delle esigenze del mercato del lavoro, negando, anche per questa via, concrete e solide prospettive di sviluppo alla nostra società. Diversificando le sedi e le modalità delle attività culturali ed educative, creando relazioni fra le diverse esperienze, stiamo provando a farci carico dell'attivazione della domanda di formazione oggi inespressa, cercando di collegare le opportunità formative alla diversificazione dei cicli di vita, i ruoli, le situazioni a cui ciascuna persona è interessata ORA, partendo dalla valorizzazione delle esperienze e competenze preesistenti.
E' per il riconoscimento di questa risorsa, oggi completamente dimenticata, e per l'affermazione di un diritto fondamentale come quello alla conoscenza che presentiamo anche il Manifesto dei diritti/doveri all'educazione permanente, a cui hanno aderito già tanti esponenti del mondo della cultura, delle istituzioni, del sindacato che vogliano ringraziare ancora una volta. Presenteremo alle forze politiche e alle istituzioni queste nostre richieste perché si sviluppino adeguate politiche in questo settore centrale del welfare. L'adesione del sindacato, è particolarmente importante per dare rilievo a questo tema nella contrattazione e nella concertazione.
Una pratica diffusa di solidarietà come la nostra non può non diventare anche sapere nel senso più concreto, cultura delle relazioni, capacità di elaborazione autonoma dei bisogni materiali e immateriali delle persone; e una reale conoscenza non può, per contro, non farsi strumento per l'esercizio della solidarietà e della cittadinanza attiva. Il cittadino “competente” è in ultima analisi il solo vero “difensore civico garante dell'universalità dei diritti.
Nell'attuazione di questi sviluppi ritroviamo una conferma e una generalizzazione dell'intuizione che ci ha fatto nascere come associazione per la valorizzazione della “risorsa anziani”. Il concepire l'anziano come “risorsa” a dispetto del suo non essere più lavoratore, ha implicitamente significato affermare l'indispensabilità per la vita e per il benessere sociale di apporti altri, oltre la produzione espressa in termini di PIL.

LE ATTIVITA' DI SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE

Sta aumentando il nostro impegno anche nel campo della solidarietà internazionale, nella pubblicazione distribuita c'è un dettagliato resoconto di quanto è stato fatto. Io vorrei solo sottolineare alcuni aspetti della nostra attività in questo settore. Dovremmo selezionare obiettivi sempre più precisi, legati anche alla possibilità di promuovere e sostenere lo sviluppo di reti associative. Dovremmo valorizzare la possibilità di realizzare scambi con le realtà con cui entriamo in contatto, delle quali ci occupiamo; Dovremmo mettere in valore la ricchezza delle competenze dei nostri associati per progetti di formazione basati sulla trasmissione di competenze.
I progetti di solidarietà internazionale debbono essere sempre di più occasione di conoscenza del mondo che ci circonda, delle intollerabili disuguaglianze che vi abitano, della colpevole indifferenza rispetto a tante tragedie dimenticate, attraverso questo impegno dobbiamo diffondere sensibilizzazione sui temi dell'equità dello sviluppo, della globalizzazione, della pace.
Il sapere rappresenta il filo rosso dell'emancipazione, della libertà, dell'autodeterminazione. Di fronte al progetto di dominio e di prevaricazione, che ci viene proposta e che si vuole globalizzare, dobbiamo reagire. E lo possiamo fare con il conforto della consapevolezza che si vanno diffondendo movimenti contro il liberismo, per la pace, che nonostante tutto c'è un'opinione pubblica libera e combattiva fatta di cittadini che non credono affatto che la loro sovranità si esaurisca con l'esercizio del diritto di voto. Noi non possiamo chiamarci fuori proprio in ragione dei valori a cui ci ispiriamo: la centralità delle relazioni solidali e non la competizione senza regole, la reciprocità del dono e non l'assolutizzazione dello scambio mercantile, le reti di comunità e non la libertà pagata con le solitudini, la giustizia e non la prevaricazione e il privilegio, la cittadinanza consapevole e non la sudditanza, il governo della società e non il comando su di essa.
Senza giustizia e legalità non potrà mai esserci pace. Questa verità è ormai tragicamente sotto gli occhi di tutti, con la terribile escalation del terrorismo, barbarie che è venuta ormai assumendo forme estreme ed epidemiche, con una situazione che sta precipitando nell'abisso dell'ingovernabilità in Iraq, con l'inaudito sostegno di Bush al piano di Sharon che vuole utilizzare la situazione internazionale per perseguire una soluzione finale, armata, della questione palestinese. Per questo non possiamo accettare che oggi il terrorismo, che senza dubbi va combattuto con efficacia e determinazione, ci sia indicato come il motivo principale ed anzi assoluto, di una strategia bellica come quella perseguita dal Governo americano e dai suoi alleati, che ha, secondo ogni evidenza, ben più generali obiettivi di “messa in sicurezza” degli assetti economici e politici del mondo, in un quadro e in una prospettiva schiettamente unipolari.
Dobbiamo fare appello alla forza di una ragione critica, che riaffermi l'irrinunciabilità della pace, da costruirsi affermando il primato della legalità, della giustizia e della solidarietà.

LA CURA ORGANIZZATIVA

Anche per perseguire efficacemente questi obiettivi dobbiamo avere una attenzione maggiore verso le scelte organizzative, alla coerenza tra queste e il progetto dell'associazione. A Monopoli abbiamo assunto decisioni importanti, che hanno dato, anche rispetto ai nuovi profili organizzativi e statutari adottati, ulteriore credibilità alla nostra associazione. Non abbiamo ricercato scorciatoie o furbizie, abbiamo affrontato la complessità della nostra esperienza ricercando le soluzioni più idonee ed efficaci, in attuazione della legislazione vigente, per l'ulteriore sviluppo delle nostre attività, tutte le nostre attività, consentendo a ciascuna di cogliere le opportunità offerte dalla normativa di riferimento senza nulla togliere alle esigenze di chiarezza e trasparenza necessarie e tanto meno al valore costituito dalla unitarietà dell'associazione. Il modello non è semplicissimo, ma è rispettoso delle variegate realtà territoriali, che sovente hanno dato luogo a forme organizzative differenti, e soprattutto, il nuovo assetto è il risultato di un lungo percorso condiviso. Facciamo spesso riferimento al concetto di rete, chiediamo organizzazione “a rete” ai servizi, alle istituzioni, noi abbiamo fatto questa scelta: esaltare e valorizzare la pluralità delle nostre esperienze, in ogni loro caratteristica, permettendogli contemporaneamente di riconoscersi in una rete "Auser Insieme". Porsi l'obiettivo di una rete Auser significa creare relazioni fra realtà associative, singole persone, scambio di conoscenze, disponibilità di informazioni, significa iniziare a sgretolare barriere, separatezze. Facciamo, a partire da noi, ciò che chiediamo agli altri. Non è anche questo uno straordinario fatto culturale?

Abbiamo conseguito parzialmente l'obiettivo di iscritti che ci eravamo dati. Dobbiamo recuperare. La crescita c'è e dobbiamo rallegrarcene, ma essa è largamente al di sotto delle nostre potenzialità. Il tesseramento non è un arido fatto organizzativo da limitare allo stretto indispensabile, anzi è il fondamento della partecipazione democratica, della rappresentatività. Tante più donne e uomini scelgono di aderire alla nostra associazione, tanto più forti, diffusi e condivisi sono i valori che ci sostengono e robusto il progetto che ne deriva.

LA FORMAZIONE

Quest'anno la nostra assemblea è gradevolmente immersa in un ricco confronto sull'apprendimento, sulla formazione permanente.
“La città che apprende”, progetto varato dalla scorsa assemblea, realizza in questi giorni un importante momento di verifica, che possiamo già definire ampiamente positivo, che, ne sono certa, consentirà un rinnovato slancio a questo comparto del nostro operare.
Del tutto in sintonia, quindi, cogliamo questa occasione per un impegno nuovo e strategico sul versante della formazione, sia dei volontari che del gruppo dirigente allargato. Auser è una realtà bella, dobbiamo averne cura, consentire al maggior numero possibile di persone di assaporare questa esperienza, di condividerla, di arricchirla con il proprio apporto. Sarà compito del nazionale proporre un progetto che sia il risultato del percorso iniziato a Bellaria con l'adozione della Carta dei valori, proseguito con la Conferenza di organizzazione di Monopoli, sostenuta, non dimentichiamolo, da una importante ed accurata radiografia di noi stessi: il bilancio sociale.
Lungo questo cammino si sono evidenziate esigenze, sono emersi bisogni, rispetto ai quali una adeguata proposta formativa può dare risposte efficaci.
Naturalmente, come sempre, il progetto dovrà essere ampiamente discusso e poi, su, questa base, avviare attraverso la formazione un processo di costruzione di una identità sempre più solida e condivisa, di una consapevole adesione ai valori associativi. Sarà interessante nel corso di questo processo, se condiviso sperimentare forme e luoghi innovativi, per la formazione, così come con successo si è già iniziato a sperimentare con i laboratori esperienziali.
La stessa cura dovrà essere garantita al sostegno per le responsabilità e gli adempimenti organizzativi e amministrativi, come si è già iniziato a fare con il recente seminario sui bilanci.


CONCLUSIONI

Troppo spesso nei nostri dialoghi siamo costretti ad usare termini negativi come declino, disorientamento, degrado, paura, povertà, guerra, esclusione… , con questa nostra iniziativa abbiamo anche voluto dar prova che c'è anche tanta passione civile, sociale, un enorme capitale culturale che non accetta di farsi cancellare, c'è una memoria vitale che non è un inutile, nostalgico, polveroso orpello, ma uno strumento essenziale di comprensione del presente, di relazione intergenerazionale.
Siamo consapevoli che il sapere è il più solido investimento per il futuro, il più efficace antidoto all'esclusione sociale, alla marginalità.
Non può esserci alcuno sviluppo umano, sociale, culturale, senza la valorizzazione dei saperi, delle competenze, dell'esperienza, è per questo che presentiamo la carta dei diritti all'educazione permanente, all'apprendimento.
Carta dei valori e manifesto del diritto all'educazione permanente: i due pilastri del nostro agire.
La conoscenza contribuisce potentemente al diradamento del sospetto, della paura che ci viene da ciò che non conosciamo. La conoscenza stimola il confronto, la curiosità verso nuovi saperi, ed è per questo che è anche cultura di pace, perché non erige steccati ma li abbatte. Non mi attardo su questi temi perché molto meglio di me li tratterà nel corso del dibattito l'onorevole Raniero La Valle , che ha gentilmente accettato il nostro invito.
Noi siamo concretamente espressione e promotori di questa cultura, le nostre attività generano relazioni, si alimentano di cura, la cura è attenzione, rispetto, amore, cultura, “Amare fino alla fine” è il titolo di un libro di Raniero La Valle e io lo vorrei sottolineare come un appassionato invito ad avere cura, interesse, impegno, per l'affermazione della giustizia, della pace, della legalità.
Abbiamo un appuntamento ravvicinato, le elezioni europee ed amministrative. Ci riguardano. L'Europa è la nostra realtà, siamo europei. Crediamo nell'Europa come soggetto capace di promuovere una politica di governance mondiale, come alternativa ad un governo del mondo concepito come esclusione di molti, prevaricazione di pochi, dominio su tutti con la barbarie della guerra infinita.

In tal senso chiediamo che la Costituzione europea debba assumere i contenuti dell'articolo 11 della Costituzione italiana “….ripudia la guerra…”

L'Europa deve rinsaldare il nesso tra sviluppo sociale ed economico, che ha costituito il tratto caratterizzante del suo sviluppo, anche riprendendo le lungimiranti linee del piano Delors.
Le linee programmatiche dell'accordo di Barcellona sono rimaste disattese, riteniamo che la loro attuazione debba costituire un riferimento essenziale per il nuovo Parlamento europeo, ivi compresa la priorità del long life learning.
Per tutto questo è necessario rafforzare le forze progressiste in Europa e in Italia. Non è un caso se la destra di ostacolare e svuotare il processo di integrazione europea paradossalmente anche attraverso “frettolose” proposte di allargamento. Le elezioni amministrative giocano un ruolo determinante per le politiche di welfare, con i contenuti del nostro dibattito, con le nostre preoccupazioni e i nostri progetti dobbiamo interpellare le forze politiche, agire compiutamente il nostro diritto/dovere di cittadini fin dalla definizione dei programmi, per dare sostanza ad una nuova democrazia partecipata, per investire in democrazia e rivendicare che si investi in democrazia.
Abbiamo amore, cura, passione, non disperdiamoli.