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“ABITARE” DOVE E COME

Scritto da
14 Maggio 2021

di Anna Giacobbe (Vice Presidente Auser Liguria)

Per affrontare il tema dell’ “abitare”, come Auser partiamo dalla nostra idea di invecchiamento, non come periodo residuo della vita, ma come parte dell’“arco della vita”, con un senso, un valore.

Le difficoltà di sempre sono state aggravate dalle conseguenze di questi 14 mesi in cui abbiamo fatto e facciamo i conti con la pandemia.

L’abitare è uno snodo essenziale, sia del rapporto con la propria vita nella terza e quarta età, spesso fortunatamente lunga, sia della convivenza tra generazioni: convivenza e potenziale conflitto

Da qualche tempo ha preso campo, tra le istituzioni e tra le forze sociali, la discussione (per Auser non nuova) sulla rigenerazione urbana, che si occupa delle relazioni tra persone che vivono in un certo contesto, un concetto che va oltre quindi quello della riqualificazione urbana (ha a che fare con gli edifici e gli spazi fisici): questo aiuta anche una ricerca di soluzioni che riguardano l’ “abitare”, come qualcosa di più complesso del “problema casa”: gli anziani e le loro esigenze lo dimostrano chiaramente. Pensiamo a cosa vorrebbe dire per la terza e quarta età poter vivere in “città dei 15 minuti”, secondo la proposta, o la suggestione, lanciata dall’ urbanista Carlos Moreno e sostenuta dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo, ripresa nella discussione sulla riqualificazione urbana in alcune grandi città italiane: una città dove gli abitanti possono soddisfare le sei categorie di funzioni sociali del abitare, lavorare, rifornirsi, curarsi, imparare e divertirsi, impiegando al massimo 15 minuti a piedi o in bicicletta.

 

Nei nostri documenti congressuali c’è un paragrafo su LE POLITICE ABITATIVE PER GLI ANZIANI: LA DOMICILIARITA’

In sintesi, i contenuti proposti al dibattito congressuale, i temi da discutere, i “nodi” da sciogliere

  • Gli andamenti demografici: indice di invecchiamento e indice di dipendenza: il peso relativo delle diverse generazioni.

“Nodi”: il cambio qualitativo nelle aspettative, negli stili di vita di nuove generazioni di anziani; la riduzione dei caregiver familiari disponibili

  • Necessità di interventi strutturali sulle abitazioni e sulla organizzazione dei centri urbani.

“Nodi”: le opportunità da cogliere e gli strumenti da utilizzare e rafforzare. Il PNRR, gli strumenti già previsti da leggi di bilancio degli anni passati.

  • I rischi connessi alla non autosufficienza – La relazione con l’organizzazione dei servizi sanitari

“Nodi”: sono vari e su di essi Auser ha elaborato una serie di proposte, soprattutto nell’arco degli ultimi tre/quattro anni

  • Le problematiche reddituali degli anziani, con riferimento alle spese connesse all’abitare e ai servizi alla persona:

“Nodi”: le diseguaglianze di partenza; che cosa è oggi il diritto alla casa; una nuova stagione di “edilizia economica popolare”; la messa in valore del patrimonio abitativo: frazionamento, uso condiviso, vendita nuda proprietà a soggetti di finanza etica, ecc.

  • Gli interventi devono essere integrati e coordinati, sono necessarie sinergie tra tutti gli attori sociali: “Nodi”: le nostre esperienze concrete, ai loro limiti e alla possibilità di superarli

 

Per dettagliare un po’ la descrizione dei problemi e delle possibili soluzioni

  • Andamenti demografici

Il calo della popolazione residente, più rapido delle previsioni: nella ricerca Auser Spi del 2018 si riportava una previsione per il 2025 di 1.528.909 abitanti in Liguria: nel 2020 eravamo già a 1.524.826. In dieci anni persi oltre 91.000

Indice di vecchiaia nel 2020, in Liguria 262,4, in Italia 179,3.

Indice di dipendenza strutturale 65,8 in Liguria, 56,7 in Italia.

Indice di natalità (nel 2019) 5,7 in Liguria, 7,0 in Italia

Indice di ricambio della popolazione attiva: 166,2 in Liguria, 135,6 la media nazionale: rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (60-64 anni) e quella che “starebbe” per entrare nel mondo del lavoro, o comunque che si avvicina all’età adulta (15-19 anni)

Non è solo questione di numeri. E’ cambiata e si è diversificata la condizione degli anziani: forme di convivenza non tradizionali e nuclei di una persona sola, non solo per vedovanza; persone che hanno vissuto in condizioni di maggior benessere delle generazioni precedenti, e che  nel contempo hanno aspettative, stili di vita e di consumo, che li espongono a disagi diversi rispetto al passato: ci sono anche strumenti e abilità diverse, ma l’analfabetismo di ritorno e quello che definiamo analfabetismo funzionale riduce le “difese” anche di chi ha livelli di istruzione maggiori.

Altro dato qualitativo, che in Liguria ha un peso evidente, la presenza dei cosiddetti “grandi vecchi”, con esigenze specifiche rispetto alla categoria generica degli “anziani”

  • Opportunità da cogliere e strumenti esistenti, ma da rafforzare, quello che ci mettono a disposizione le norme già approvate, strumenti previsti nelle leggi di bilancio degli anni passati, i loro limiti, la forza che si potrà trarre dal PNRR, rinvio alle conclusioni di Claudio Falasca, salvo qualche osservazione, più avanti, su come noi, complessivamente, abbiamo utilizzato quelle opportunità

 

  • Sul rapporto tra la condizione abitativa e i rischi connessi alla non autosufficienza, da tempo Auser, spesso insieme allo Spi, si è esercitato nel comprendere i fenomeni e nell’indicare soluzioni:

La ricerca sul “diritto ad invecchiare a casa propria”, pubblicata nel 2018, aveva messo a fuoco problemi e molte proposte di soluzioni

I problemi:

  • Aumento della popolazione anziana e incremento dei non autosufficienti
  • Famiglie sempre meno in grado di prendersi cura degli anziani
  • Crescita della povertà: un rischio reale per molte famiglie con al proprio interno persone anziane con limitazioni funzionali
  • Precarietà del lavoro di oggi che prefigura basse pensioni per il domani
  • Difficoltà ad accedere ai servizi per la domiciliarità (buona parte della spesa per assistenza domiciliare è sostenuta direttamente dalle famiglie: 14,4 miliardi, 48,8% del totale)
  • Ricorrere al lavoro delle badanti sempre meno economicamente sostenibile per le famiglie
  • Anziani prigionieri in casa propria, per mancanza di servizi, per barrire architettoniche e non. La vita per gli anziani nelle città complicata e faticosa: i presidi sanitari e assistenziali sono spesso fuori mano e mal collegati; i negozi sotto casa per generi di prima necessità sono sempre più rari; il trasporto pubblico è inadeguato e rischioso; mancano servizi come bagni pubblici, panchine, ecc.; i marciapiedi e gli attraversamenti stradali sono insicuri e poco agibili; mancano punti di informazione, di assistenza, di ritrovo; le strade sono spesso poco illuminate e insicure.

 

Le soluzioni proposte:

  1. La domiciliarità come diritto della persona, e l’urgenza di un Piano Nazionale per la non autosufficienza. La “domiciliarità” non intesa solo come una prestazione, un servizio, ma come quell’insieme di misure, azioni, condizioni che consentono all’anziano di vivere più pienamente possibile il proprio ambiente di vita fatto della propria abitazione, ma anche di quello che ci sta intorno.
  2. La “buona longevità” come soluzione che si costruisce nel tempo, con corretta alimentazione, attività fisica, relazioni amicali, una vita attiva, la prevenzione del decadimento fisico e cognitivo
  3. La necessità di riconoscere il lavoro di cura familiare e di costruire una rete di servizi di prossimità. Il lavoro di cura fonte di buona occupazione, se organizzato
  4. Dare qualità alla condizione abitativa in cui vivono gli anziani. Diversi gli ambiti su cui intervenire:

– stabilizzare le misure di sostegno alle ristrutturazioni del patrimonio immobiliare privato condizionandolo al rispetto di standard di qualità commisurati ai problemi di una crescente popolazione anziana;

– aggiornare la normativa su standard e barriere adeguandoli alla nuova domanda sociale;

– aggiornare il quadro tecnico normativo

– sostenere le esperienze innovative e le buone pratiche come la “badante di condominio”, la coabitazione solidale;

– impegnare i detentori di quote di patrimonio “pubblico” in programmi di riqualificazione

– infine il tema delle risorse: realizzare una combinazione di risorse per garantire una risposta a chi ha bisogno di Cure a Lungo Termine.

 

Sul tema risorse si torna affrontando la questione delle RSA e delle possibili alternative, non tanto alle RSA in sé, ma all’ attuale organizzazione dell’assistenza a lungo termine degli anziani

Nel novembre 2020 Auser ha presentato allaCommissione tecnica del Ministero della Salute per la riforma dell’assistenza agli anziani” le proprie proposte di riforma delle RSA, dopo che la diffusione del contagio da Covid-19 ne aveva messo in luce, drammaticamente, tutti gli aspetti critici.

Due premesse dichiarate:

  • partiamo dalla necessità di inserire l’assistenza sociosanitaria degli anziani non autosufficienti nel più generale problema dell’organizzazione dell’assistenza domiciliare e di condizione abitativa degli anziani.
  • malgrado i limiti evidenti, consideriamo le RSA un servizio importante per persone che non potrebbero essere assistite a domicilio

La riforma delle RSA deve tener conto di una serie di indirizzi che Auser ha individuato in questi:

Il diritto dell’anziano di invecchiare a casa propria: cioè come non arrivarci nella RSA

RSA come “Centri Servizi” capaci di offrire assistenza a domicilio, superando l’attuale drastica frattura tra servizi domiciliari e residenziali per offrire opportunità che possano fondarsi su un continuum di interventi.

No a RSA mini ospedali, ma “casa” dove l’anziano recupera l’autonomia
non luoghi di mera “custodia” di anziani non autosufficienti, ma luoghi di “cura”, del “prendersi cura”, il cui obiettivo non è solo (non è tanto) “far guarire” e nemmeno solo “medicare” o “riabilitare” bensì “far vivere nel modo migliore possibile” pur in presenza di gravi limitazioni personali

Minialloggi e nuclei per diversi gradi di non autosufficienza
E’ cruciale in una RSA la possibilità di offrire risposte molto differenziate, puntando ad articolare l’ospitalità nel modo più flessibile possibile: minialloggi e anziani fragili ma ancora autosufficienti (ad esempio con priorità a congiunti di chi è ricoverato), nuclei per diversi gradi di non autosufficienza per evitare che in caso di aggravamento il ricoverato debba cambiare struttura.

Un contratto unico nazionale che metta le RSA sullo stesso piano degli altri servizi sanitari.

Un “sistema delle cure” per la non autosufficienza
Ciò che va irrobustito è un completo “sistema delle cure” per la non autosufficienza, progettando in modo organico offerte domiciliari e residenziali e loro interazioni

 

Tutto questo comporta il ripensare la struttura fisica delle RSA

Il TEMA da affrontare è: come si sostiene finanziariamente in generale il sistema delle cure a lungo termine, che nel suo articolarsi e essere più vicino alle esigenze delle persone, delle loro famiglie, non necessariamente costa meno del ricorso strutture.

La spesa privata può essere resa più solidaristica, modernamente mutualistica?

  • A proposito delle “problematiche reddituali degli anziani, con riferimento alle spese connesse all’abitare e ai servizi alla persona”

Le diseguaglianze di reddito e di opportunità riguardano anche gli anziani. Spesso noi non intercettiamo la fascia di coloro che hanno più bisogno, salvo nelle nostre attività di protezione degli anziani fragili, ma senza risalire da quella conoscenza della realtà ad una consapevolezza collettiva del “che fare”.

C’è poi una condizione diffusa in cui coesistono la disponibilità di un patrimonio immobiliare che dà un “tetto sulla testa” ma non produce, anzi spesso consuma reddito, e reddito pensionistico insufficiente. Occorre cimentarsi con ipotesi nuove: ci sono strumenti che, lasciati al mercato e al sistema creditizio, sono discutibili e penalizzanti (vendita della nuda proprietà, prestito vitalizio ipotecario, ecc.), e che potrebbero cambiare di segno con un intervento della finanza etica e della cooperazione di abitazione

  • Gli interventi devono essere integrati e coordinati tra tutti gli attori sociali, a partire dal sistema Cgil, comprese le organizzazioni del suo mondo di riferimento.

C’è una piattaforma nazionale unitaria Cgil Cisl Uil che forse ha qualche declinazione territoriale, o dovrebbe averla.

C’è un tema serio di rapporto tra l’azione sindacale e il ruolo delle organizzazioni del terzo Settore.

Dopo la riforma e l’approvazione del nuovo Codice del TS si sta consolidando un impianto normativo che supera il sistema della competizione, delle gare (non solo del massimo ribasso, finalmente, ma delle gare in sé) per l’affidamento di servizi, e lo sostituisce con processi detti di co-programmazione e co-progettazione che dovrebbero dare vita a Patti, “Patti di Sussidiarietà”. Può il Terzo Settore co-programmare con le istituzioni senza che si eserciti un ruolo anche, e soprattutto, dei soggetti sociali della rappresentanza collettiva, sindacati dei lavoratori e delle imprese, non separato, non parallelo?

In generale, ci sono i presupposti per costruire un pensiero e una azione concreta e di prospettiva allo stesso tempo, condividendo competenze, relazioni, analisi e iniziative.

Ci sono cose che Auser può e deve fare, e cose che non riesce a fare o non deve fare proprio, perché competono ad altri. Ma abbiamo esperienze ed energie morali che possono essere messe a fattor comune.

 

  • Il testo completo della relazione al Seminario di Auser Liguria e Genova del 20 aprile 2021

http://www.auserliguria.it/index.php/82-news-auser-liguria/108-abitare

  • Per approfondire l’argomento:

https://www.abitareeanziani.it/

https://www.nuoverigenerazioni.eu/

 

Nota AUSER nazionale su RSA per l’audizione Comitato tecnico Ministero della Salute del 3/11/2020: https://www.auser.it/wp-content/uploads/2020/11/Nota-AUSER-nazionale-su-RSA.pdf

Ricerca “Il diritto di invecchiare a casa propria”: https://www.auser.it/wp-content/uploads/2018/11/Ricerca%20Domiciliarit%c3%a0%20-%20impaginata.pdf

Sintesi della ricerca: https://www.auser.it/wp-content/uploads/2018/11/Sintesi-ricerca-invecchiare-a-casa-propria.pdf

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