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AUSER CULTURA CROTONE – RACCONTI. SCINTILLE PER RIACCENDERE LA MEMORIA

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15 Settembre 2022

di Fabrizio Dacrema, responsabile nazionale di Auser Cultura

Auser Cultura di Crotone da tempo organizza una scuola di scrittura grazie alla quale i corsisti scrivono racconti poi pubblicati: dopo un primo volume ecco il secondo sempre curato da Bruno Tassone, ora Presidente Regionale.
La presentazione pubblica del libro, avvenuta il 4 giugno scorso nella sala consiliare del Comune di Crotone, è stata l’occasione per riflettere su una delle esperienze che più rappresentano lo spirito di Auser Cultura. Il nesso tra cultura e democrazia appare evidente già nella dedica: “A quanti si dedicano alla scrittura, non per diventare famosi, ma per trasmettere le proprie esperienze e le proprie idee”.

Non è un caso se il mio primo incontro con Auser, una quindicina di anni fa, è avvenuto in occasione di della presentazione di un testo analogo intitolato “Scrivo dunque sono”. È un bisogno profondo che ci spinge a narrare, scrivere e a fissare in un testo i racconti, per gli altri, per i posteri.
La capacità narrativa è una caratteristica essenziale dei Sapiens, ogni racconto, per quanto “realistico” è sempre una realtà immaginata. Nella realtà, come ci ricorda nel film “Lo stato delle cose” un regista dotato di sguardo filosofico come Wim Wenders, “le cose accadono nel corso del tempo senza il bisogno di manifestarsi in storie”.
Ma, come spiega Yuval Noah Harari in “Sapiens. Da animali a dei”, è la capacità di creare una realtà immaginata partendo dalle parole che ha consentito agli esseri umani di cooperare per trasformare comportamenti e contesti ambientali adattandoli alle proprie esigenze vitali.
Narrare, creare un nesso tra cose, eventi, luoghi, soggetti significa attribuire un senso alla realtà determinando così una base comune per le relazioni e la socialità. Ogni volta che si racconta una storia il mondo diventa più umano.

Si scrive in solitudine, in un colloquio privato con sé stessi e per scoprire se stessi, è una ricerca interiore per ricostruire, e attribuire così senso, alle proprie esperienze. Ma, una volta che il testo è scritto e condiviso, si comunica con gli altri, comunichiamo agli altri noi stessi. Si scrive per sé e si scrive per gli altri, impossibile distinguere. Nel libro c’è una pagina intitolata “Aforismi” dove ho trovato una citazione di Cesare Pavese “E’ bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla”.
Ai tempi dell’imperversare dei messaggi digitali istantanei e dei leoni da tastiera è decisamente controcorrente mettersi in solitudine davanti a un foglio di carta bianca, far riaffiorare ricordi ed emozioni, riflettere su di essi cercando lentamente le parole per dirlo.
La memoria è al centro dei racconti del volume, è una narrazione come memoria che non vuole dimenticare, riaccesa da questi racconti come scintille contro la notte dell’oblio. Sono memorie familiari e del territorio, emozioni personali ma sempre intrecciate a echi della memoria civile. La volontà di tramandare alle generazioni future vissuti, relazioni, visioni. Si ricorda per un futuro migliore come ci ripetiamo ogni 25 aprile “Chi non ha memoria non ha futuro”. E si ricorda per sé come ci ricorda di nuovo Cesare Pavese “Le cose si scoprono attraverso i ricordi. Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta”.
La scrittura dei racconti è molto accurata, traspare una ricerca meticolosa delle parole unita a uno stile essenziale. Ogni parola sembra scolpita.
Gli autori interpretano il proprio “io narrante” rifuggendo onnipotenze e narcisismi, sembra vogliano salvare qualcosa cui tengono per farne dono.
I loro racconti sono abitati da tanta luce, la luce della terra e del mare della Calabria, la luce che brilla negli occhi nelle scoperte e nelle avventure infantili, la luce interiore della consapevolezza di aver fatto la cosa giusta e la luce come speranza.

Aldo Moro nella sua ultima lettera alla moglie scrive “Vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse molta luce sarebbe bellissimo”.
In tutta l’impresa educativa che ha generato questi racconti c’è poi la luce dell’illuminismo, quella che sconfigge le tenebre dell’ignoranza e del pregiudizio.
Campeggia in copertina “La scuola di Atene”, una delle immagini più potenti della nostra cultura per rappresentare l’amore per la verità, la bellezza e l’idea stessa della cultura come libertà, condivisione, confronto.

Ogni racconto è sapientemente illustrato da Annamaria Costantino con disegni acquarellati dal tocco lieve, capaci di accompagnare con discrezione le storie, cogliendone il centro con grazia, senza sovrastarli.
Il volume si chiude con alcune poesie di Bruno Tassone. Come già nel romanzo “La città dorme” nella sua poetica luce lirica e luce illuminista si coniugano esplicitamente. Nei suoi testi si incontrano nostalgia e anche qualche amarezza ma mai disperazione (“se cerchi il cielo è di nuovo primavera”). Impegno politico e civismo attivo sono sempre la sua stella polare. Bellissima la frase dedicata ad Auser “stilla che brilla e porge luce”.

Apprendimento e solidarietà, conoscere per cambiare e migliorare la realtà: in questa esperienza c’è l’anima di Auser Cultura.
Enrico Berlinguer nel suo ultimo discorso lo dice perfettamente: “Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita“. . .

 

 

 

 

 

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