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Auser Cultura Piemonte, continua l’attività e crescono i legami

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15 Gennaio 2021

di Gabriella Strino, Coordinatrice Auser Cultura Piemonte

In Piemonte si sono distinte per le attività culturali organizzate nel 2020 le associazioni di Verbania, Savigliano e del Cusio.

Verbania, con la sua Università del benessere ha saputo mantenere costantemente unito il gruppo programmando attività in presenza, nei momenti di possibilità, nel rispetto assoluto dei limiti imposti dalla pandemia in atto, ma anche attività in remoto quando non era più consentita l’apertura dei circoli. Hanno organizzato piccoli gruppi di passeggiate due volte a settimana, unendo ultimamente anche la visita a persone impossibilitate a muoversi e che volentieri hanno accolto i soci visitatori in aree all’aperto. Le attività motorie, ginnastica dolce, posturale e pancafit si sono svolte prevalentemente all’aperto finché il tempo lo ha consentito e compatibilmente con le chiusure delle varie attività. Sono stati organizzati corsi online di scrittura creativa, utilizzando soprattutto WhatsApp. Il bagna cauda day ha visto la partecipazione di numerosi iscritti che si sono recati al centro di distribuzione del ristorante Gattabuia, gestito dai carcerati di Verbania, per l’asporto del piatto tipico piemontese. Il ricavato dell’iniziativa è andato in beneficienza. Da evidenziare come in questo contesto l’iscrizione dei soci è decisamente aumentata in controtendenza con parecchie altre associazioni che nel 2020 hanno visto diminuire le adesioni. Per incrementare e consolidare le iscrizioni L’Università del benessere ha studiato una sorta di progetto simbolico denominato La foresta dei legami, dove ciascun socio è metaforicamente legato all’altro attraverso una catena di anelli, quelli delle tende per intenderci, che è diventato il simbolo di unione dei soci che vorranno far parte di Auser anche nel 2021. Il tre gennaio è stata organizzata anche una tombola a premi online attraverso una chat dedicata appositamente all’evento.

Auser Insieme del Cusio con sede a Omegna è riuscita ad organizzare nei mesi di settembre e ottobre alcuni viaggi vacanza seppur con numero ridotto di partecipanti rispetto agli anni precedenti. I soggiorni nelle località romagnole hanno visto la partecipazione di 80 persone suddivise in tre alberghi differenti di tre località diverse. Ad ottobre un gruppo più numeroso rispetto all’anno precedente, ha effettuato un soggiorno curativo presso Ischia, nel rispetto costante dei protocolli di sicurezza. In tutto 120 persone hanno usufruito quest’anno dei soggiorni vacanza, tutto è andato per il meglio grazie alle precauzioni prese e nonostante i timori ad affrontare un viaggio così lontano. Tutto è andato per il meglio con soddisfazione nostra e di chi ha partecipato ai soggiorni.

A dicembre Auser Cusio ha organizzato il primo direttivo on line avvalendosi della piattaforma regionale dell’Auser, molti volontari hanno così potuto sperimentare per la prima volta l’utilizzo della strumentazione informatica per un incontro sincronico in remoto, dopo aver largamente sperimentato le chat di WhatsApp, soprattutto tutto quanto concerne il postare video, foto e cancellare per evitare il sovraccarico del cellulare.

Le attività di ginnastica dolce, passeggiate e burraco sono state sospese in autunno, i gruppi continuano tuttora ad essere uniti grazie alle chat istituite, i soci hanno la possibilità di scambiarsi saluti, opinioni, video divertenti o culturali, in attesa di potersi ritrovare in presenza.

L’Auser di Savigliano ha aderito ad un progetto di consegna diretta dei libri della biblioteca locale chiamato Libri da asporto per venire incontro a chi non vuole rinunciare alla lettura, ma ha necessità di limitare i suoi spostamenti.

UN RACCONTO RODARIANO

Al 31 dicembre si chiudono i bilanci, ma non di economia vorrei raccontare ma di cultura, in particolare di quel tipo di cultura che noi di Auser vorremmo estendere e rendere “virale”.  Finalmente un virus “buono” che sostituisca quello che nel 2020 ha tolto alle persone tanti affetti: la Cultura del Volontariato.

In particolare vi racconterò una storia, una delle tante piccole, grandi storie di volontariato che rischiano di rimanere sommerse da un mare di informazioni tristi che, chissà perché, attirano l’attenzione più di quelle di ordinaria solidarietà che allietano maggiormente.

Vivo nella città di nascita di Gianni Rodari e, come la nostra, sua Nigoglia che va all’insù, verso Nord e non verso Sud, cioè al contrario rispetto a tutti gli altri emissari dei laghi, voglio ricordare un suo racconto intitolato Un benefattore incompreso, dove si racconta di un giornalista che decide di scrivere i suoi articoli al contrario, dove le brutte notizie non accadono, racconta di incidenti non avvenuti, di decessi inesistenti, di delitti mai avvenuti. Naturalmente viene licenziato in tronco da ogni giornale, ma lui non si dispera, perché sa che la sua forza utopica potrebbe un giorno cambiare il mondo in meglio.

Mi viene da paragonare questa forza utopica rodariana a quella che muove i nostri volontari e che, ogni giorno li spinge ad essere presenti per fare in modo che le buone notizie abbiano il sopravvento su quelle più nefaste.

Penso a due di loro in particolare, senza nulla togliere agli altri trenta e più che ci seguono nelle nostre attività giornaliere qui sulle rive del Lago d’Orta.

Da settembre Paolo e Bruno si occupano dell’accompagnamento di un minore, lo chiamerò Luigino per fare in modo di non renderlo riconoscibile. Luigino, otto anni, almeno due volte a settimana si reca in ospedale e vi rimane per almeno cinque o sei ore perché ogni volta ha bisogno di interventi salvavita in attesa di risolvere la sua situazione con un intervento chirurgico. Lo accompagna la mamma e, qualche volta anche un fratellino di pochi mesi.

Spesso Luigino è accompagnato anche nell’ospedale del capoluogo di Regione, distante almeno 150 km dalla nostra città. I nostri autisti li vanno a prendere prestissimo, verso le 5/5,30 per arrivare a Torino in tempo per le prime visite ambulatoriali. Partono che è buio, i bambini ancora assonnati, spesso fanno colazione in macchina. Altre volte il viaggio è meno stressante, nel vicino ospedale provinciale, poco meno di venti chilometri di distanza.

Paolo e Bruno ormai si sono attrezzati con letture, parole crociate, e, se il tempo lo permette, passeggiano lungo le rive del lago o sotto i portici delle città per ingannare l’attesa.  Bevono qualcosa al bar, mangiano un panino ai self service e passano così quelle cinque o sei ore che li separano dal rientro a casa.

Non sempre l’attesa è dolce, a volte diventa stancante, soprattutto in tempo di lockdown quando bar e ristoranti sono chiusi, il freddo aumenta e non è più agevole trascorrere in auto così tanto tempo. Eppure i nostri due autisti non demordono: sistematicamente si danno il cambio e, un giorno l’uno e un giorno l’altro, continuano ad assumersi il compito dell’accompagnamento. Ecco cosa intendevo per Cultura del Volontariato, scritti entrambi con la lettera maiuscola.

Spesso i due autisti raccontano nella chat comune le loro avventure ed è bello vedere poi la solidarietà di tutti gli altri volontari che si esprime attraverso messaggi sotto forma di complimenti, di incitamento e di vicinanza. A volte mandano le foto dell’ospedale illuminato quando, al calar delle tenebre, sono ancora in macchina ad attendere l’uscita di Luigino. Un sorriso accompagna sempre questi messaggi, ben consapevoli che la parte più dura è sostenuta da questo bimbo di otto anni al quale non è concessa la vita spensierata e allegra al pari dei suoi coetanei.

Più di una volta ho pensato in questo corso d’anno anomalo, quanto è stato utile possedere uno smartphone e soprattutto saperlo utilizzare per gente della nostra fascia d’età: lo smartphone e wattsapp in particolare, ci hanno permesso di costituire ancor di più il senso di comunità, di tenere unito un gruppo che altrimenti si sarebbe sfaldato perché costretto dagli eventi a non trovarsi più di persona. Nel caso del gruppo di Volontari mi ha permesso di coordinare al meglio gli interventi ed ha consentito l’interazione costante del gruppo per il risolvimento immediato di situazioni che mano a mano si presentavano o semplicemente per scambiarsi auguri, filmati divertenti, barzellette ecc. E’ per questo che volentieri allego alcuni screenshot delle nostre comunicazioni per comprendere al meglio il percorso intrapreso in questo anno di interventi che, nonostante la pandemia e la situazione non facilmente gestibile, sono continuati grazie a questi nostri associati Auser sempre presenti e che stanno imparando ad utilizzare al meglio gli strumenti di comunicazione. Limitate le attività in presenza organizzate per il tempo libero, ci siamo concentrati maggiormente sul volontariato e parallelamente ciascuno ha imparato ad utilizzare le strumentazioni di cui dispone.

Paolo intanto che guida e accompagna Luigino, che parla la nostra lingua ma anche quella del suo paese di origine, conversa e apprende nuovi linguaggi e, scherzosamente, riferisce a tutto il gruppo:

 

 

 

 

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