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IL TERZO SETTORE PER IL DIRITTO ALL’APPRENDIMENTO PERMANENTE

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13 Giugno 2023

di Fabrizio Dacrema, responsabile nazionale Auser Cultura

In Italia l’impegno del Terzo Settore (volontariato, promozione sociale, imprese sociali no profit) nell’educazione degli adulti è di consistenti dimensioni e in continua crescita.
Nel 2022, secondo i dati Istat, la partecipazione della popolazione adulta all’offerta formativa non formale ha raggiunto il 48,8% a fronte di una partecipazione all’offerta formale dell’8,7%. Nel 2006 l’offerta formativa non formale era al 18%. Oltre a questi dati, i bilanci sociali delle diverse reti di università popolari e circoli culturali del terzo settore attestano la tendenza a una crescita consistente e continua della partecipazione.
L’Accordo raggiunto in Conferenza Unificata Stato Regioni del 2014 sulla costruzione delle reti territoriali per l’apprendimento permanente, in attuazione della Legge 92/2012, individua correttamente le ragioni e le caratteristiche che spiegano la crescita dell’apprendimento degli adulti in contesti non formali: la capacità dei soggetti del Terzo Settore di intercettare le persone a rischio esclusione sociale; la flessibilità dei percorsi formativi che facilità la partecipazione; le metodologie non frontali e interattive, spesso adottate nei contesti non formali, che motivano a continuare ad apprendere; le relazioni interpersonali e le opportunità di socializzazione che si coniugano spesso ai processi di apprendimento; l’integrazione dell’offerta culturale con le prestazioni sociali attivate dai soggetti del terzo settore.
E’, quindi, in ragione di queste capacità di “outreaching” e di personalizzazione dei percorsi che l’Accordo sopra citato attribuisce al Terzo Settore, non solo una funzione di arricchimento formativo dei contesti territoriali, ma un ruolo essenziale, specifico e non sostituibile, di integrazione dell’offerta formale al fine di realizzare sistemi integrati territoriali capaci di garantire ai cittadini il diritto all’apprendimento permanente.
Una sfida, quest’ultima, che implica una nuova e più efficace capacità di contrasto della povertà educativa le cui radici multifattoriali, sia nel caso dei minori che degli adulti, non sono estirpabili con logiche di autosufficienza. Nessun attore da solo può farcela da solo, occorre un’azione territoriale convergente dei soggetti educativi che operano nei contesti formali e non formali. Non basta, infatti, assicurare l’offerta pubblica e gratuita di istruzione per superare i numerosi ostacoli sociali, culturali e psicologici che impediscono o frenano la partecipazione formativa degli adulti.
Sono i sistemi integrati territoriali, prospettati dalla Legge 92/2012 in coerenza con le indicazioni europee, che possono realizzare la necessaria rete di servizi in grado di accogliere, sostenere, orientare e accompagnare le persone a continuare ad apprendere, individuando le competenze in ingresso, offrendo percorsi su misura e certificando le competenze comunque acquisite in uscita ai fini della loro portabilità.
La riforma del Terzo Settore (Legge 6 giugno 2016, n. 106, Decreto legislativo 3 luglio 2017 n.117) contribuisce positivamente allo sviluppo di sistemi integrati per il diritto all’apprendimento permanente perché attribuisce un nuovo ruolo all’azione del civismo attivo e organizzato. La riforma attua il principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale, riconosce la funzione dell’autonoma iniziativa dei cittadini diretta a perseguire l’interesse generale nei confronti della quale le pubbliche amministrazioni sono tenute a modalità di amministrazione condivisa di co-programmazione e di co-progettazione.

In questa prospettiva il Forum Nazionale del Terzo Settore ha avviato una propria strategia di sviluppo e valorizzazione delle competenze.
Da 14 anni è in corso un progetto di formazione per i quadri e i dirigenti delle organizzazioni del terzo settore italiano (FQTS) promosso dal Forum Terzo Settore e da CSVnet (Centro Servizi Volontariato). L’obiettivo del progetto è quello di rafforzare gli ETS (Enti di Terzo Settore) e potenziarne la capacità di intervento sui territori, promuovendo la costruzione di reti, la crescita di fiducia tra i soggetti coinvolti e valorizzando le competenze dei loro quadri e dirigenti. Ad oggi sono state coinvolte 4 mila organizzazioni, si sono tenute 10 mila ore di formazione con 30 mila destinatari. Sono stati formati profili di competenza strategici quali gli emersori delle competenze (esperti nei processi di individuazione delle competenze acquisite in contesti non formali e informali), formatori, facilitatori dell’apprendimento permanente, animatori socio-culturali.
In questi mesi è stata lanciata la campagna per la valorizzazione delle competenze dei volontari: nell’anno europeo delle competenze, il Forum Terzo Settore e la Caritas, in collaborazione con il dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, portano avanti l’impegno per far riconoscere le competenze dei volontari. Attraverso la compilazione di 10 mila questionari saranno individuate e messe in trasparenza le competenze che i volontari acquisiscono nello svolgimento della loro attività. L’obiettivo è che il sistema italiano di certificazione delle competenze riconosca formalmente e valorizzi le competenze dei volontari cosi come previsto dal Codice del Terzo Settore che dispone siano definiti “i criteri per il riconoscimento in ambito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di attività o percorsi di volontariato”.
In questo nuovo quadro si aprono nuove opportunità per realizzare patti educativi territoriali finalizzati al contrasto della povertà educativa degli adulti (riduzione degli analfabeti funzionali, aumento della partecipazione degli adulti alle attività di apprendimento permanente). I patti educativi territoriali sono accordi tra Istituzioni Locali, Istituzioni Educative ed Enti del Terzo Settore per co-programmare e co-progettare azioni stabili di miglioramento in campo educativo in una determinata area territoriale: possono quindi essere considerati un primo importante passo per la costruzioni delle Reti Territoriali per l’Apprendimento Permanente previste dalle Legge 92/2012, oltre che per realizzare Percorsi di Garanzia delle Competenze, avviati dal Ministero dell’Istruzione, e per attuare le indicazioni dalla direttiva europea Upskilling Pathways contenute e sviluppate dal Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo delle Competenze della Popolazione Adulta, approvato dal Tavolo Interistituzionale per l’Apprendimento Permanente.

I patti educativi territoriali per il contrasto della povertà educativa degli adulti e per il diritto all’apprendimento permanente possono co-programmare azioni quali:
• Individuazione dei bisogni formativi territoriali con particolare riferimento ai soggetti con bassi livelli di competenze;
• definizione degli interventi (obiettivi e modalità) prioritari che si possono attuare per ridurre gli ostacoli alla partecipazione degli adulti alla formazione;
• utilizzazione in modo coordinato e integrato delle risorse disponibili nel territorio (PNRR, Fondi Europei, Statali, Regionali, Fondi per il Terzo Settore, …).
Nel quadro di queste azioni essenziali di co-programmazione possono successivamente seguire le specifiche co-progettazioni, la prima delle quali potrebbe riguardare le attività di “outreaching” al fine di intercettare e motivare alla formazione gli adulti con bassi livelli di competenza. I soggetti delle istituzioni locali, delle istituzioni educative e del terzo settore uniti nel patto educativo territoriale possono co-progettare azioni quali:
• la diffusione di punti di informazione, sensibilizzazione, accoglienza sulle opportunità territoriali di apprendimento permanente in tutti i servizi pubblici, nelle scuole e nei CPIA, negli enti del Terzo Settore, nei luoghi pubblici, anche attraverso portali on line, …;
• la diffusione di servizi di accompagnamento all’emersione e all’individuazione delle competenze comunque acquisite, alla messa in trasparenza e alla costruzione del dossier delle evidenze ai fini della validazione, alla individuazione delle esigenze di miglioramento delle competenze, all’orientamento a nuovi percorsi di apprendimento personalizzati;
• la formazione degli operatori: esperti per l’emersione e l’individuazione delle competenze ed esperti della facilitazione dell’apprendimento permanente.

 

 

 

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