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Auser Viterbo – Intrecci di memoria

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11 Novembre 2020

di Matteo Vito Franceschini, storico dell’arte e volontario Auser

Con queste parole Federico Fellini, al Festival di Venezia del 1970, si pronuncia, quasi velatamente, in merito ad una nuova sceneggiatura a cui sta lavorando con Bernardino Zapponi. La sceneggiatura in questione è “Una donna sconosciuta”, la storia di una donna che viveva in una condizione poco agiata. In realtà questo film non verrà mai realizzato, ne resterà solo uno scritto, confuso, con parti in francese e una stesura primordiale di quello che sarebbe potuto essere e non è stato.
Nell’estate 2019, ignari di quello che sarebbe stato il 2020 a causa del Covid-19, noi di Auser Tuscia dopo alcune ricerche e studi, siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di questa sceneggiatura. Consapevoli che il 2020 sarebbe stato l’anno del centenario della nascita del grande regista abbiamo iniziato a pensare alla realizzazione di un evento che coinvolgesse la Tuscia e che facesse conoscere Fellini sotto un aspetto diverso. Infatti, Federico Fellini e la Tuscia hanno un legame intrinseco, sia perché il regista ha spesso scelto i paesaggi viterbesi come scenografie per i suoi film, sia perché un filo invisibile lega il regista al territorio: la donna.

A Viterbo la figura della donna ha una specifica rilevanza: qui in un masso rotondo di peperino è incastonata una lapide di travertino che ricorda un episodio della rappresaglia tedesca contro inermi cittadini. In quel luogo, l’8 giungo del 1944, vennero trucidate tre persone. Due erano uomini: di loro la lapide cita il nome. La terza era una donna, “una donna – dice la lapide – rimasta sconosciuta”. Nessuno ha mai saputo chi fosse quella donna, nessuno l’ha pianta come donna individualmente amata. Di lei è certo soltanto l’epilogo tragico dell’esistenza. Un epilogo analogo a quello di migliaia di donne rimaste sconosciute. Evento che da anni Auser Tuscia commemora per tenere alta la memoria contro tutte le violenze sulle donne.
È proprio questo evento, avvenuto nel 1944, che crea quel filo conduttore immaginario tra Auser e Fellini. Il rapporto del regista riminese con il mondo femminile rappresenta un osservatorio privilegiato sulla natura a-poetica del suo cinema, furentemente tacciato di spirito onirico e autoreferenziale in un’epoca di denuncia nuda e concreta della realtà sociale. Paradigmatico è appunto il rapporto con l’universo-donna, terreno di scontro per detrattori e attiviste femministe, urtate da un’immagine spesso grottesca di personaggi divenuti iconici, come ad esempio la Gradisca di Amarcord o la Carla di 8 1⁄2.

Si potrebbe quasi dire che questa personale trattazione felliniana risponde ad un desiderio ancestrale di conoscenza, di ritorno al materno come luogo di non compromissione e mondizia, così da poter guardare nuovamente, con occhi “depurati”, ai problemi che si pongono con rinnovata urgenza.
Il modo migliore per intrecciare tutti questi elementi? Un escamotage artistico. Il tutto rappresentato con una mostra d’arte nazionale collettiva che si è svolta dal 5 al 20 Settembre 2020 al Muvis di Castiglione in Teverina: Insolito Fellini. Una donna sconosciuta. A questo evento hanno collaborato il Comune di Castiglione in Teverina, con la figura del sindaco Leonardo Zannini, il comitato direttivo del Muvis Etruria International, la pro loco di Castiglione in Teverina, l’ass. Premio centro, Project Tuscia e la Cgil. Gli eventi sono stati patrocinati dal Comitato Fellini 100, dalla Cineteca di Bologna e dalla Provincia di Viterbo.
Questa rassegna ha voluto esaltare la condizione della donna, il rapporto con l’uomo, le lotte e le rivendicazioni femministe nel corso degli anni. Un punto di vista che non è possibile scindere dalla poetica, l’estro creativo e l’estetica del regista visionario.
L’intreccio tra arte, storia e cultura è stato protagonista di un secondo importante appuntamento, organizzato da Auser Tuscia e l’associazione Bassano Partecipa, il 10 e l’11 Ottobre, a Bassano Romano, città che ha visto Fellini impegnato con la produzione della “Dolce Vita”. Questa è stata sia l’occasione di approfondire la conoscenza del regista grazie alla presentazione del libro “Inedito Fellini” di Jonathan Giustini, sia di sviluppare il tema della violenza di genere attraverso la storia della donna rimasta sconosciuta a Viterbo grazie all’intervento di Raimondo Raimondi.
Il regista stesso, in una sua intervista, affermò che il cinema, nell’essenza del suo processo creativo, è donna. Auser, sul territorio viterbese, si è sempre impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne. Il centenario di Fellini e il legame con la Tuscia sono stati l’ennesima occasione per l’associazione di mettere al centro della scena la Donna e la passione del regista per lei, vista al tempo stesso come musa ispiratrice, presenza angelica o tentatrice, entità misteriosa ch

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