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Piano sviluppo competenze e Next Generation UE: l’ultimo treno

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14 Gennaio 2021

di Fabrizio Dacrema, responsabile nazionale Auser Cultura

Comincia bene il Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo delle Competenze della Popolazione Adulta. In premessa campeggiano due citazioni decisamente significative: l’art. 3 della Costituzione e Tullio De Mauro sul nesso democrazia/alfabetizzazione funzionale e culturale.

Arriva anche al momento giusto, insieme all’investimento epocale Next Generation UE che, se utilizzato per affrontare i nodi strutturali che ostacolano lo sviluppo e le sfide delle innovazioni post pandemia, potrà evitare l’altrimenti inevitabile declino economico, sociale e anche democratico.

Non possiamo permetterci di perdere anche questo treno. Nel documento che abbiamo presentato al Governo e alla Conferenza delle Regioni il Forum Nazionale del Terzo Settore esprime la consapevolezza che attraverso questo Piano “il nostro Paese può cogliere l’occasione per un’azione rilevante e sistemica di contrasto all’analfabetismo funzionale e digitale e per innalzare il livello delle competenze dei cittadini: un obiettivo strategico per sostenere la complessa transizione sociale post pandemia”.

La presentazione del Piano è il risultato di un lungo percorso in cui il Terzo Settore, insieme al Gruppo Nazionale per l’Apprendimento Permanente, ha giocato un ruolo determinante. Elaborato e predisposto dal Tavolo Interistituzionale per l’Apprendimento Permanente (Ministeri interessati, Regioni, EE.LL.), contiene un’ampia e precisa analisi della situazione italiana e delinea azioni e interventi di ampio respiro capaci di agire con successo per ridurre la popolazione con bassi livelli ci competenze e per implementare il sistema integrato dell’apprendimento permanente.

Dopo il confronto con le Parti Sociali e il Forum del Terzo Settore il Piano, nei prossimi giorni, sarà definitivamente approvato dalla Conferenza Unificata Stato Regioni.

Ora si apre la fase decisiva: il processo di attuazione. Da esso dipenderanno l’effettiva capacità del piano di ottenere concreti risultati di contrasto della povertà educativa che, non dimentichiamolo mai, riguarda anche gli adulti e, in particolare, i 13 milioni di italiani analfabeti funzionali e digitali, cioè privi delle competenze necessarie per vivere e lavorare oggi. In gioco è, appunto, l’art 3 della Costituzione.

7 virtù sono decisive per evitare di cadere nei soliti vizi capitali italioti dei piani belli sulla carta e fallimentari in pratica.   

 

1 – Risorse (Next Generation EU)

Un’occasione che non può essere persa per investire nel Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo delle Competenze della Popolazione Adulta e per la costruzione di un Sistema Nazionale per l’Apprendimento Permanente: le due cose vanno assieme, le strutture per la govenance nazionale del piano e le reti territoriali per realizzarlo costituiranno la base essenziale del sistema.

È urgente un grande dibattito pubblico e un patto tra istituzioni, parti sociali, istituzioni locali per riuscire nell’impresa.  

Il paese non può più permettersi di perdere altre occasioni come è accaduto con il reddito di cittadinanza che, privo di condizionalità formative, non ha investito la consistente dotazione finanziaria disponibile per contrastare la principale povertà, quella educativa.

È necessario rilanciare il Gruppo Nazionale per l’Apprendimento Permanente per una campagna politica che metta il Piano al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e dei decisori politici.

 

2 – Impulso centrale

La paralisi seguita all’accordo raggiunto nel 2014 in Conferenza Unificata Stato Regioni insegna che l’impulso determinante per la realizzazione del Piano deve essere centrale.

La governance nazionale del Piano è decisiva: Ministeri interessati (MIUR, MLPS, MISE) e Conferenza delle Regioni, ANCI e UPI, che insieme alle strutture tecniche INAPP e ANPAL, costituiscono il Tavolo Interistituzionale, unite alle Parti Sociali, al Forum Nazionale del Terzo Settore e alle reti di rappresentanza dell’offerta formativa (Ridap e Ruiap) devono costituire una Cabina di Regia Nazionale del Piano. 

L’impulso centrale deve decidere la ripartizione delle risorse, individuare gli obiettivi e i target prioritari, fissare i tempi, definire gli standard dei percorsi e il portfolio minimo delle competenze da garantire in esito al percorso di apprendimento, attivare le misure per rimuovere gli ostacoli alla partecipazione.

 

3 – Misure concrete

Occorre, innanzi tutto, promuovere, stimolare, motivare la partecipazione: promuovere campagne di sensibilizzazione, introdurre condizionalità nelle politiche sociali e per il lavoro, istituire voucher e conti individuali di formazione, rimuovere gli ostacoli di tempo e di spazio attraverso congedi/permessi formativi e la formazione a distanza. 

 

4 – Obiettivi

Devono essere fissati a livello centrale gli obiettivi quantitativi (numero dei soggetti formati) del piano da raggiungere a fine triennio, con sotto-obiettivi annuali, con la ripartizione regionale.

Le risorse alle regioni e ai territori dovranno essere ripartite sulla base degli obiettivi da raggiungere.

I target prioritari dovranno essere individuati a livello nazionale e programmati a livello regionale e territoriale sulla base delle esigenze specifiche.

 

5 – Esiti di apprendimento (Portfolio delle competenze – Passaporto per la Cittadinanza Attiva)

È importante anche la definizione chiara dell’esito di apprendimento dei percorsi: un pacchetto essenziale di competenze di base, digitali e trasversali, una sorta di passaporto per la cittadinanza attiva, utile anche come riferimento per la personalizzazione dei percorsi sulla base della valutazione delle competenze possedute in ingresso.

Il portfolio delle competenze deve prevedere “curvature” in relazione ai target cui è rivolto: ferma restando una base comune indispensabile, altre competenze possono essere diverse per rispondere ai bisogni specifici dei diversi target (giovani NEET, lavoratori over 50, anziani over 65, …).

Tutti gli apprendimenti devono essere referenziati alle competenze chiave di cittadinanza e alle competenze degli assi culturali previste per il conseguimento dell’obbligo di istruzione al fine della loro spendibilità per la prosecuzione dei percorsi di istruzione degli adulti.

In questo quadro, soprattutto nei confronti dei target di utenza più deboli, le proposte di alfabetizzazione digitale possono servire da “traino motivazionale” per realizzare, a partire da questa, più ampi processi di alfabetizzazione funzionale e culturale.

 

6 – Standard dei percorsi

I percorsi di apprendimento del Piano devono garantire la centralità della persona che apprende e assumere le indicazioni della raccomandazione Europea “Upskilling Pathways” secondo la quale ogni percorso deve prevedere tre step: valutazione in ingresso delle competenze già possedute dalla persona, progettazione e attuazione di percorsi personalizzati e flessibili di miglioramento delle competenze, validazione e certificazione delle nuove competenze acquisite in esito al percorso personalizzato.

A questo fine il sistema della certificazione delle competenze, finalmente avviato anche in Italia, deve essere implementato sviluppando i servizi territoriali: il riconoscimento e la spendibilità degli apprendimenti realizzati nella vita attiva e nei percorsi non formali di apprendimento rappresenta, infatti, una delle più forti motivazioni per continuare a imparare.

 

7 – Governance

La governance pluriattore e multilivello del Piano deve prevedere che al livello centrale corrispondano Tavoli Regionali e Territoriali con le stesse caratteristiche istituzionali e di rappresentatività della Cabina di Regia Nazionale.

Compito dei Tavoli regionali e Territoriali è la realizzazione di accordi attuativi del piano finalizzati sulla programmazione di percorsi capaci di integrare contesti di apprendimento formali e non formali.

La strategicità delle azioni di “outreaching” in un piano finalizzato alla formazione di quelle fasce di utenza più debole esige lo sviluppo di alleanze tra l’offerta formativa pubblica e gli attori del Terzo Settore, il cui ruolo essenziale, come sottolineato dall’Accordo del 2014, è determinante per raggiungere i soggetti più a rischio di autoesclusione.

Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo delle Competenze della Popolazione Adulta

 

      

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