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Progetto Shubh, per un’Italia migliore

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11 Novembre 2020

A cura di Emanuele Galossi, Inca Nazionale

Il progetto SHUBH ha l’obiettivo di erogare i servizi necessari al raggiungimento dell’autonomia socio-economica dei titolari di protezione internazionale, favorendo la loro integrazione sul territorio italiano. Il progetto è finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione ed Integrazione (FAMI-AMIF 2014-2020) e dal Ministero dell’Interno. I partner che partecipano al progetto sono il Patronato INCA-CGIL, AUSER (Associazione per l’invecchiamento attivo), SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari) ed ARCI (Associazione ricreativa e culturale italiana).

Chi sono i partner?

I partner costituiscono una rete di sicurezza per la realizzazione del progetto:

  • INCA-CGIL: l’Istituto Nazionale Confederale di Assistenza è da sempre impegnato nella tutela dei diritti dei lavoratori, garantendo la loro sicurezza e fornendo un sostegno tangibile sia all’interno che all’esterno del Paese.

  • AUSER: contribuisce attivamente a combattere l’emarginazione sociale dovuta a differenze di età o etnia, incoraggiando la nascita di una comunità solidale a favore dei più deboli.

  • SUNIA: l’associazione si preoccupa di aiutare tutti i cittadini bisognosi di alloggio e alla ricerca di una soluzione abitativa conforme alle proprie necessità.

  • ARCI: provvede alla promozione di cultura e democrazia e di valori quali la solidarietà e l’uguaglianza sociale, contando sull’appoggio di numerosi circoli ed associazioni presenti in tutta Italia.

A chi è rivolto il progetto?

I destinatari sono i titolari di protezione internazionale, usciti da centri di accoglienza da non oltre 18 mesi e provenienti da 89 Paesi extra-UE (in particolare dall’Africa e dall’Asia). Il progetto si realizza in 7 regioni (Veneto, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia), coinvolgendo nello specifico 21 territori provinciali o comprensori.

Cosa facciamo?

Le attività ed azioni previste sono:

  • Progettazione individualizzata e partecipazione attiva. Si attivano in ogni territorio gli “integra-corner”, sportelli dove i titolari di protezioni internazionale sono presi in carico ed affiancati da un tutor. Per ognuno di essi viene elaborato un piano d’azione individualizzato (PAI), basato su caratteristiche e bisogni individuali.

  • Valutazione di bisogni, risorse e potenzialità. Si realizzano attività preliminari volte all’orientamento lavorativo del destinatario, al bilancio e la certificazione delle competenze, al riconoscimento dei titoli di studio, oltre ad un supporto per la gestione delle pratiche amministrative.

  • Accompagnamento dei destinatari all’autonomia. Attraverso l’attività di coaching, laboratori e workshop, si fornisce ai destinatari un supporto concreto, così da favorire lo sviluppo di competenze trasversali e la ricerca attiva di lavoro ed alloggio.

  • Servizi integrativi e di supporto. Sono previste attività socioculturali e di socializzazione, si erogano servizi di conciliazione vita-lavoro, socio-psico-sanitari e di rafforzamento della lingua italiana, comprensivi di scolarizzazione per i beneficiari di minore età, al fine di garantire l’inserimento completo di ogni partecipante sul territorio.

Tutto ciò si realizza tramite lo sviluppo ed il consolidamento di una rete territoriale, che integrerà le diverse politiche e servizi in un’ottica cooperativa. Vengono messi a sistema servizi, dispositivi, risorse, metodologie e modelli di intervento già disponibili a livello regionale.
Che vantaggi offre?

Il progetto favorisce il raggiungimento dell’autonomia socio-economica ai titolari di protezione internazionale, grazie ad un approccio collaborativo e multidisciplinare in grado di offrire un sistema di servizi efficaci ed efficienti.
Le persone sono intercettate, coinvolte e poste al centro del progetto. Lo sviluppo di un piano d’azione che tenga conto di specifici bisogni e che valorizzi le singole potenzialit
à insieme all’accessibilità a servizi pubblici e privati territoriali, contribuisce a fronteggiare la marginalità lavorativa e le discriminazioni culturali

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